Italia fra i protagonisti dei progetti UE a emissioni zero
L’Europa ha appena messo sul tavolo 2,9 miliardi di euro per 61 progetti dedicati alle tecnologie a emissioni zero. Si tratta di risorse del Fondo per l’Innovazione, alimentato dal sistema europeo di scambio delle emissioni (EU ETS) e parte del Green Deal.
Fra questi progetti ce ne sono quattro a guida italiana: non è un dettaglio, perché significa che il nostro Paese non è solo “spettatore” della transizione, ma gioca in attacco.
I progetti selezionati riguardano:
- DREAM – decarbonizzazione dei cementifici di Rezzato e Mazzano (BS), un settore notoriamente “pesante” in termini di CO₂.
- ReNova ChemPET – impianto di riciclo chimico del poliestere a Cerano (NO), per trasformare rifiuti plastici in nuova materia prima.
- H2eat – sistema di riscaldamento a idrogeno senza fiamma per edifici residenziali: un’anteprima di come potrebbero cambiare le nostre caldaie.
- GESIIS – sistema innovativo di accumulo geotermico per conservare energia in modo pulito e usarla quando serve.
Dietro queste sigle c’è l’idea di fondo del pacchetto europeo Fit for 55 (ridurre le emissioni di almeno il 55% entro il 2030) e del Regolamento (UE) 2024/1735 – Net Zero Industry Act, che punta a produrre in Europa almeno il 40% delle tecnologie pulite necessarie alla transizione.
Per chi usa semplicemente luce e gas in casa, cosa significa tutto questo?
- che l’energia tenderà a essere prodotta con impianti più efficienti e meno inquinanti;
- che l’Europa sta cercando di rendersi meno dipendente dalle importazioni energetiche, con potenziali benefici sulla stabilità nel lungo periodo;
- che innovazioni come il riscaldamento a idrogeno o l’accumulo geotermico potrebbero, tra qualche anno, diventare soluzioni concrete per condomìni e quartieri.
In pratica, mentre noi accendiamo la luce o il riscaldamento, una parte d’Europa sta lavorando perché quell’energia arrivi da tecnologie sempre più pulite e “made in UE”. E l’Italia, questa volta, è nella lista dei protagonisti.